• Eliana Salvi

I CV che mi entusiasmano di più, e quelli meno



Spesso mi capita, su Linkedin in particolar modo, ma anche tramite altre occasioni e canali, di imbattermi in CV di clienti, fornitori, coworkers, superiori, stakeholder di vario tipo... e mi piace molto capire che tipo di esperienze hanno fatto nella loro vita prima di incontrarli, giovani o più maturi che siano.


Ammetto che questa "analisi" delle esperienze pregresse possa in qualche modo influenzare già dei pensieri e dei pregiudizi sulla persona che si sta per incontrare. E soprattutto, riconosco che un CV possa dire ben poco di una persona, ma probabilmente ci dice già abbastanza per poter intavolare una discussione, e generare curiosità in me.


Le scelte che sono state fatte, il tipo di studi, il percorso di carriera, il tipo di aziende dove una persona ha lavorato, le esperienze all'estero fatte... Ogni tassello forma una persona più o meno di un'altra. Ogni percorso è soggettivo e unico.


Spesso capita di essere "biased"/di avere dei preconcetti e di scegliere persone nel processo di recruiting che siano più simili a noi, con un percorso o caratteristiche che ci assomigliano. È errato pensare che lavorare con persone più simili a noi possa facilitarci e favorire la generazione di un team "diverse".


Nonostante sia pienamente a conoscenza di questo limite, ho comunque un'idea precisa dei CV che mi piacciono, che attirano la mia curiosità almeno all'inizio, e di conseguenza di quelli che mi piacciono meno. E che sia spinta a scegliere nelle selezioni che faccio, questo tipo di profili.





Le caratteristiche che mi piace vedere sono:

  • Esperienze di studio all'estero: fondamentali. Per me significa che fin da subito si è percepita l'importanza di imparare nuove lingue, anche oltre l'inglese e di farlo abbinando la conoscenza di nuove culture;

  • Esperienze di lavoro all'estero: altrettanto fondamentali. Una persona che ha vissuto all'estero (e parlo di mesi, anni, affittando case e pagando le tasse nel paese che ti ospita) si riconoscono rispetto alle altre. L'apertura mentale, la tolleranza, la flessibilità nel lavorare in contesti internazionali è avvantaggiata in questo tipo di persone rispetto a chi non ha mai avuto la spinta di superare la frontiera;

  • Esperienze imprenditoriali o di progetti gestiti in autonomia extra lavorativi. Questo fa sì che le persone capiscano cosa significa aprire una società, vivere del proprio fatturato, trovare i giusti collaboratori e tanto altro che finché lavori soltanto come dipendente, non riesci a capire fino in fondo;

  • Hobbies e attività extra lavorative: la gestione del tempo libero, le passioni di una persona, la cultura, dicono tanto. Sicuramente non sono un aspetto cruciale, ma la mia attenzione spesso si sofferma su questi dettagli che vengono scritti in fondo al CV. Se una persona suona uno strumento: punto in più. Se una persona è sportiva: punto in più. Se ha praticato uno sport a livello agonistico: extra mega punti in più e massima stima;

  • Aver lavorato in aziende variegate, sia grandi e multinazionali che piccole e in crescita. Questo dimostra che si è curiosi di capire come un'azienda funziona in varie fasi della sua vita. Le sfide e le problematiche di aziende in stadi diversi sono totalmente differenti;

  • Aver cambiato tipo di lavoro e non aver avuto paura di mettersi alla prova in situazioni fuori dalla propria zona di comfort. Questo aspetto dimostra che si è innanzitutto umili, perché spesso cambiare comporta "tornare indietro" nel livello di carriera. Significa anche essere coraggiosi, flessibili e preparati ad un mondo del lavoro di oggi dove bisogna aspettarsi che le cose possano cambiare da un momento all'altro. Crisi economiche, nuove professioni, tagli e ristrutturazioni... più si è flessibili, più si hanno competenze variegate, più si ha modo di restare a galla.

Mi entusiasma meno:

  • Vedere esperienze lavorative nella stessa azienda per periodi superiori a 8-10 anni: per quanto un'azienda possa piacerti molto, paga bene, ti dà grandi opportunità all'estero, il non aver trovato la curiosità e lo stimolo di cambiare potrebbe farmi pensare che ci si è potuti, forse, accontentare della sicurezza e di una posizione sicura, senza tentare strade diverse e sfidanti;

  • Non vedere esperienze lavorative in città diverse dalla propria città natale: anche qui avrei l'impressione (e magari verrei smentita) che non si ha la mentalità internazionale e lo stimolo di mettersi in gioco lontano da casa e dagli affetti, almeno per un periodo della propria vita;

  • Infine l'aver lavorato sempre nello stesso settore (che sia moda, food & beverage, tabacco...) va bene specializzarsi e diventare competenti in uno stessa categoria merceologica, ma che noia! 😒

Insomma, vi ho detto tutto, senza peli sulla lingua.

Magari sarete d'accordo in qualche aspetto descritto, ma non in tutti.


Fatemi sapere cosa ne pensate, mi piace molto il confronto e sicuramente ammetto di avere dei limiti "biased" dalla mia personale esperienza.

Ci devo lavorare!


A presto e grazie, Eliana





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